Storia della Finlandia
L'unione con la Russia
L'incontro di Tilsitt tra Napoleone e Alessandro di Russia, nel 1807, cambiò le sorti della Finlandia: il re svedese si era rifiutato di aderire all'alleanza franco-russa contro l'Inghilterra e così, cominciata la guerra contro la Svezia, l'imperatore russo ottenne da Napoleone la promessa di favorire la separazione della Finlandia dalla Svezia a favore della Russia. Nel 1809, con la pace di Hamina (Frederikshavn), che seguiva alla sconfitta dell'esercito svedese, la Svezia cedeva tutta la Finlandia alla Russia e poneva così termine all'unione finno-svedese durata quasi sei secoli.
Quale Granducato unito alla Russia da un giuramento di fedeltà allo zar, la Finlandia si trovò a dover dipendere dalla Russia per tutte le decisioni riguardanti la politica estera e la difesa, ma lo zar si impegnò a rispettare le leggi e la religione dei Finlandesi. A partire dal 1821 la città di Turku, quasi distrutta da un incendio, cessava di essere la capitale amministrativa in favore di Helsinki, che divenne anche capitale culturale del Paese, mentre lo svedese continuò a essere considerato la lingua ufficiale. Dal 1809 fino alla salita al trono dello zar Nicola II, avvenuta nel 1894, la Finlandia riuscì a godere di una certa indipendenza dalla Russia; lo zar era rappresentato nel Granducato da un governatore generale e il Senato, l'organo più importante del governo di Helsinki, era composto esclusivamente da rappresentanti finlandesi.
Nella seconda metà dell'Ottocento furono realizzate grandi opere pubbliche, quali ferrovie e canali, che migliorarono in modo decisivo le comunicazioni. Venne inoltre istituito un sistema scolastico che riportò alla luce il problema della convivenza di tre lingue - finlandese, svedese e russo - sebbene la lingua ufficiale, lo svedese, fosse parlata da non più del 15% della popolazione e il russo da un'esigua minoranza. La questione della lingua fu riconosciuta come questione politica con la costituzione del Partito Finlandese nel 1863, anno che vide anche la pubblicazione di una tesi in difesa della lingua finlandese scritta da J.V. Snellman, favorevole alla parità dei diritti linguistici con lo svedese sia negli uffici amministrativi che nei tribunali.
Già a partire dal 1880 la Finlandia avvertì gli effetti di un nuovo orientamento della politica russa, che tendeva a considerare il Paese alla stregua degli altri domini dell'Impero Russo, ma la situazione si fece davvero critica con l'ascesa dello zar Nicola II, il quale avviò una politica panslavista che mirava al rigetto di ogni pretesa da parte finlandese. Nel febbraio 1899, Nicola II proclamò il passaggio di tutti i poteri legislativi nelle mani dello zar e del parlamento russo, e successivamente si rifiutò di prenere in considerazione le petizioni di protesta contro la sua decisione firmate da intellettuali finlandesi ed europei. La reazione fu violenta e portò all'assassinio del governatore russo Bobrikov nel 1904. Due anni dopo, in seguito a uno sciopero generale, lo zar iniziò a fare alcune concessioni e accordò alla Finlandia una nuova e più liberale Costituzione, che portò alla formazione di un parlamento monocamerale eletto a suffragio popolare.