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Storia della Finlandia

L'indipendenza

Nel 1917, in seguito alla rivoluzione bolscevica, la Finlandia riuscì a dichiarare la propria indipendenza, che fu riconosciuta l'anno seguente dalla Russia sovietica. Gli scontri politici alimentati dalla necessità di formare il primo governo indipendente nella storia della Finlandia portarono a una situazione vicina alla guerra civile: da un lato i Rossi, che con la maggioranza del Partito Socialdemocratico finlandese speravano di importare in Finlandia l'esperienza dei bolscevichi in Russia; dall'altro i Bianchi, sostenuti dalle forze di governo, che temevano un riassorbimento della Finlandia da parte della Russia. Sotto la guida del generale Carl Gustav Mannerheim, e grazie all'intervento della Germania, i Bianchi fermarono i Rossi: era il mese di maggio 1918, e sei mesi più tardi il crollo della Germania avrebbe costretto la Finlandia ad abbandonare l'orientamento filo-tedesco e a rivolgersi verso gli alleati usciti vincitori dalla Prima Guerra Mondiale.

Nella primavera del 1919 nacque la Repubblica di Finlandia, con K.J. Ståhlberg come presidente, e l'anno seguente il Trattato di Dorpat, firmato con i Sovietici, riconobbe ufficialmente alla Finlandia il diritto di esistere come nazione. Nel 1921 si risolse infine la questione delle isole Åland, contese a lungo tra Finlandia e Svezia. La Società delle Nazioni attribuì alla Finlandia le isole, abitate da una popolazione di lingua svedese, anche se soltanto alla fine degli anni '30, in seguito a episodi di violenza e ribellione, si raggiunse un compromesso rispetto alla questione linguistica con il riconoscimento della Finlandia come nazione bilingue.

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